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pietas populi

Statuaria in cartapesta delle botteghe faentine



Bottega dei Ballanti, Santa Caterina da Siena, Faenza, Chiesa di San Domenico.

Anonimo, San Pietro d’Alcàntara (?), Faenza, Chiesa di san Savino detta “del Paradiso”.

Enrico dal Monte, Pietas populi (1917), Castiglione di Ravenna.

Bottega Collina-Graziani, San Giuseppe col bambino, Faenza, Chiesa di san Savino detta “del Paradiso”. Si tratta di una replica di un capolavoro di Giovan Battista Ballanti. Il modello è stato ripetuto per due secoli fino al secondo Novecento. Attorno al 1930 Enrico dal Monte aveva acquistato la bottega e gli stampi del Collina-Graziani.


Angelo Gabriello Piò (1690-1770), Pietà, Bologna, Chiesa parrocchiale di San Giuseppe Sposo. Piò è stato il rinnovatore delle statue da chiese di cartapesta. Questa Pietà occupa una cappella della sede generalizia dei frati minori cappuccini della Regione Flaminia, un gruppo che, pur essendo in terracotta dipinta, prelude alle produzioni seriali di statue di cartapesta della maturità.


Gaetano Vitené, San Biagio di Sebaste cura un bambino, Faenza, Chiesa del Pio Suffragio. Vitené fu volontario con gli studenti toscani nella Prima Guerra d’Indipendenza ed era noto per le sue forti posizioni anticlericali.
Il più noto miracolo attribuito al santo è quello del salvataggio di un bambino che stava soffocando dopo aver ingerito una lisca di pesce ed a lui, venerato come medico e vescovo, i fedeli si rivolgono per ottenere la guarigione da malattie, in particolare della gola. Per questo motivo il Santo è considerato il patrono degli otorinolaringiatri.


Bottega del Vitené o dal Monte, Santa Lucia, Ravenna, Chiesa Parrocchiale di Sant’Agata Maggiore. L’opera trae chiara ispirazione dalla bolognese Santa Cecilia di Raffaello, in quegli anni al centro di importanti riflessioni e studi critici.


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